Intervento di Antonio Paolucci PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Luglio 2010 19:00

LA CHIESA CUSTODISCE LA PIETA’ E LA MEMORIA

di  Antonio Paolucci *


Ho risposto volentieri all’invito del Vescovo Negri ad essere qui, prima di tutto perché la mia patria è Rimini e poi perché avevo piacere di rivedere un mio grande amico Tonino Guerra e di ritornare in questa valle del Marecchia e nel Montefeltro, in questo perfetto giorno. Lungo il viaggio che da Roma mi ha portato fin qui, accompagnato da Don Gabriele, ho desiderato e rivisto  questa luce che rimbalza sulle case e scende giù lungo le colline come  lo smalto.
Un posto in assoluto fra i più belli e poetici, dove da piccolo venivo spesso in sella alla mia bicicletta; e poi desideravo tornare a Firenze, agli Uffizi e fermarmi a lungo ad ammirare  il Dittico dei Duchi di Urbino del grande  Piero della Francesca, anno 1465. Piero raffigura un paesaggio puntuto, intatto, che appare sullo sfondo…, una cosa straordinaria  che si estende in profondità fino a perdersi a vista d’occhio. Dicevo di un paesaggio intatto: è questo dove ci troviamo oggi, perché tutto è successo sulla vicina riviera mentre qui non è successo niente o quasi, tutto è rimasto immobile. La bellezza del paesaggio, il Sasso  Simone e Simoncello, il Carpegna che non è un monte come tanti, ma è vastissimo, con una sua leggiadria ed imponenza. E poi, invitato da Don Gabriele, sono stato da Suor Gloria Riva, nel convento dei Cappuccini di Pietrarubbia, di fronte al grande scoglio del Carpegna. Ricordavo gli altari di stile francescano -cappuccino, tutti intarsiati di madreperla, che ho rivisto, ho ammirato una curiosa Via Crucis di uno scultore cappuccino, non si sa bene, forse del 700; una Via Crucis straordinaria, particolare, disarticolata, che sembra costruita seguendo una precisa sceneggiatura. Ho visto il Convento dei Cappuccini dove la comunità con Suor Gloria Riva ed altre sei ragazze vive e prega. Questo ho visto oggi e ringrazio il Signore di averne avuta l’occasione. E poi  appena arrivato a Pennabilli, sono andato a visitare il Museo diocesano dove ho letto una frase, all’entrata, accanto ad un fascio di candelabri di varie misure, cromature, stili che provengono da tante parti della Diocesi; ho letto una frase tratta dalla 1 Lettera ai Corinzi che dice “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto”. Il grande interrogativo di fronte a tutto ciò è: come è potuto accadere.. in certe parti la cristianità si è ritirata, sono morte le parrocchie, si sono spente le comunità, sono rimasti fasci di candelabri, chiese derelitte che nessuno più officia, perché è successo? Lo capiremo, lo capiranno un giorno, fra 500 anni, 1000 anni; intanto ammiriamo questo Museo Diocesano, che c’è e non c’è, che va ultimato, con pezzi che aspettano un restauro, una collocazione: tanti  relitti di un vasto naufragio che in questo momento non comprendiamo ancora, come non comprendiamo cosa sia successo a questo mondo che si è inaridito.  È vero la chiesa custodisce la pietà  e la memoria, che non sono cose da poco, pietà per i fratelli stanchi, memoria per i fratelli che non ci sono più. Siamo qui, in questo punto del percorso, oggi  8 luglio 2010, siamo qui a parlare di queste cose: è una fortuna esserci stato ed aver incontrato personaggi di grande spessore come quelli che sono accanto a me. Grazie.

*Direttore dei Musei Vaticani

 
Abarto SEO SEO
Adami Mementa SEO hjemmeside