Intervento di Silvia Cuppini PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Luglio 2010 19:00

Progetto di allestimento per il Museo Diocesano del Montefeltro A. Bergamaschi

Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

1 Cor 13,12

di Silvia Cuppini*


I vescovi - i loro volti tramandati da pittura, incisione e fotografia - sono riuniti nella stanza del Capitolo. Sono i pastori intorno ai quali si sono riunite quelle generazioni di sguardi che il museo oggi restituisce, segnate dal tempo, nei confini imprecisi dell’inutile.
La Madonna sul trono che tradisce la sua vocazione di oggetto processionale è Incipit della storia che il museo racconta. E’ la parola di Dio che crea, è con l’annuncio che un dio irrompe nella storia Abaeterno. L’uomo, dopo il suo passaggio, è Reliquia, frammenti di memoria, come il museo, riuniti in una preziosa cornice. Una cornice vuota è freccia verso il territorio, la pala che contiene è a San Leo, è un Linking work. Il mio Bambino è chiamato da madri e padri nella carne e nello spirito. Santi, martiri hanno scelto di porsi Sulle orme di Cristo. Nello spazio dell’invocazione la grazia ottenuta diventa Ex voto; esce col canto nelle chiese la preghiera Ad alta voce, nell’intimità della casa A bassa voce. Ma Lui, il Cristo, ci assicura della sua Presenza nel mistero dell’Eucarestia. Paese / paesaggio, verso il desiderio e la certezza di una promessa.


Poiché potremmo definire il museo diocesano come una pagina visualizzata del cammino di fede delle generazioni che ci hanno preceduto, del secolare sentire ed esprimersi cristiano e spirituale di intere generazioni attraverso i beni artistici, diventa prioritario tra i suoi compiti quello di restituire alle opere anche la loro intrinseca valenza teologica, agiografica o liturgica.
www.chiesadimilano.it

Il progetto di allestimento del Museo diocesano di Pennabilli e del Montefeltro
A.Bergamaschi intende offrire allo sguardo del visitatore gli oggetti d’arte come il tempo e gli uomini li hanno tramandati. Il museo è sentito come corpo vivo pertanto l’esposizione è pensata flessibile: gli oggetti che oggi sono mostrati possono essere sottoposti a restauro: ritornare nelle chiese come oggetti di culto o nel museo a far parte di un nuovo montaggio e raccontare un’altra storia.  Gli oggetti possono restare nel museo portando con sé le tracce del tempo e l’usura perché raccontano l’identità storica ed ecclesiale del territorio della diocesi e questo è elemento prioritario per la comunicazione di questa tipologia di museo.
Parlando alla sessione della prima Assemblea plenaria della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa nel settembre 1995, Giovanni Paolo II ha detto: “Ben presto la parola conservazione…è apparsa chiaramente inadeguata, perché riduttiva e statica, se vogliamo inserire i beni culturali nel dinamismo della evangelizzazione non ci si può limitare a mantenerli integri e protetti; è necessario attuare una loro organica e sapiente promozione per inserirli nei circuiti vitali dell’azione culturale e pastorale della Chiesa”.
Lo sguardo e la conoscenza è imperfetta scrive San Paolo, se il museo è corpo vivo deve narrare di questa imperfezione che è la condizione umana, accettata da un dio, deve narrare del mistero dell’incarnazione. Citato da Algirdas Julien Greimas, Dell’imperfezione, (1987) un passo da Fusées di Baudelaire: “Ciò che non è leggermente difforme ha l’aria insensibile; -di qui viene che l’irregolarità, ossia l’inatteso,la sorpresa, la meraviglia sono una parte essenziale e la caratteristica della bellezza.”


*Docente di Storia dell’Arte Contemporanea Università di Urbuino

 
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