Intervento S.E. Mons. Luigi Negri PDF Stampa E-mail

Pennabilli, Santuario B.V. delle Grazie, 8 luglio 2010

Inaugurazione del Museo Diocesano del Montefeltro “A. Bergamaschi”

Intervento di Sua Ec.za Mons. Luigi Negri

Come è stato testimoniato dagli interventi precedenti, posso soltanto confortare me stesso e ciascuno di voi sul cammino che ci aspetta e che gradualmente darà forma a questo luogo; prima ancora, sul cammino di ripresa della nostra identità, della nostra coscienza, della comunione cristiana e  dell' impeto di missione.

Condivido appieno le cose dette dal professor Paolucci sulla tristezza dei tempi agli inizi del cristianesimo e, aggiungo, che oggi la situazione è persino più grave. Allora effettivamente un mondo “non- cristiano” si apriva senza essere consapevole fino in fondo della fede. Adesso invece ce n'è uno definito con folgorante chiarezza “incristiano”, ovvero che, nella stragrande maggioranza delle sue espressioni culturali, sociali ed artistiche, nega il mistero ed è renitente al ministero.  Per dirla insomma con Benedetto XVI, siamo di fronte all’ apostasia da Gesù Cristo, quindi dall’uomo.


Il Museo Diocesano non viene tuttavia dalla tristezza; permangono certo larghi strati di nostalgia della fede che conservano la loro importanza. Eppure sovrasta la certezza irresistibile che il popolo di Dio, generato e rigenerato dall’azione dello Spirito Santo, non può venir meno: mangia  e beve, veglia e dorme, vive e muore. Non più per sé stesso, ma per il Signore morto e risorto, il grande protagonista dell' ieri e dell’oggi, di questi tempi tristi. Soprattutto per Colui che è la speranza dei cristiani che ho visitato e a cui continuo a far visita, aiutandoli ad incamminarsi nell’esperienza di vita con rinnovata capacità di conoscere, di amare, di lottare, di soffrire e di morire in comunione con il Padre ed il Figlio.

L'arte - ricordava Benedetto Croce - è il frutto più bello nel quale la certezza di un particolare acquisisce un valore universalizzante. Per conseguenza una raccolta museale offre inoltre l'opportunità di riappropriarsi del passato e delle opere sacre prodotte nel corso dei secoli. Orbene non è meno importante notare come la creazione artistica non possa prescindere dal popolo: sia pure la mediazione  della genialità personale, ostacolata o facilitata dalle circostanze, tuttavia l’arte resta in ogni caso espressione di una moltitudine che ogni giorno rende bella la verità, la fatica, la speranza, finanche il dolore. L’intero popolo cristiano si ritrova in essa e si sente “possessore” di arte. Ricordo una bellissima pagina di Henry Daniel Rops, in cui è contenuta una grande lezione sulla storia della Chiesa: il servo della gleba –fa notare l’autore-, completamente analfabeta e quindi inetto a comprendere la lingua della liturgia,  entrando nelle cattedrali gotiche si levava rispettosamente il cappello e guardava le vetrate, la Bibbia dei poveri. Solo così godeva di quella  bellezza che lo  radicava nel mistero dell’ incarnazione e della redenzione con consapevolezza sempre maggiore. Che si trattasse di Giotto oppure di Dante Alighieri, la grandezza diveniva sua:  non per il possesso assicurato dai denari,  ma perché la Chiesa, come ognuno di noi (secondo lo straordinario insegnamento di San Francesco, per secoli ben presente a questa Diocesi), tutto possiede senza possedere nulla. Ciò è vero addirittura per il passato che altrimenti ci lasceremmo alle spalle: il popolo vive recuperando la propria identità dentro l'esperienza di comunione con il Signore  e con i fratelli. È molto di più che materia da investigare e comprendere con rigore filologico e metodologico. Piuttosto si fa presente e torna alla memoria a sostegno del nostro tentativo di testimonianza cristiana davanti al mondo, che – ha detto Benedetto XVI alle Chiese italiane a Verona - è stata la radice di quell’ ethos cristiano essenziale per vivere in modo dignitoso anche le fatiche fisiche, morali e sociali.

Nel presente ci riappropriamo dunque del nostro passato e costruiamo un terreno dove la fede di un tempo possa essere letta e vissuta alla luce delle contingenze. Oltretutto lasciatemi dire che da una tale struttura, adeguata alla vita, al lavoro, alla fatica e, perché no, ai fratelli, scaturisce il senso del limite e del peccato. La forza del presente animato dal futuro diventa infine proposta per il futuro. Non limitatamente tra i credenti, ma per tutti gli uomini di buona volontà.

Amo pensare a questo luogo, unitamente alla biblioteca, che verrà inaugurata fra non molti mesi, come alla raccolta puntuale che la Chiesa, ben prima di tutte le altre istituzioni, ha saputo fare dagli archivi delle parrocchie del Montefeltro: l'unica memoria storica di questo popolo.

Qui il passato non toglierà mai spazio al dialogo: d’altra parte ho sostenuto e desiderato un simile progetto perché fermamente convinto che il futuro archivierà l'epoca funesta delle ideologie totalitarie che hanno squassato la vita culturale, sociale e politica di interi popoli e sacrificato la libertà di milioni di persone. Tuttavia ciò potrà accadere se i laici (da non confondere con i laicisti!) troveranno luoghi in cui dialogare sul senso profondo della loro vita e della loro fede. Solamente da questo presupposto un giorno potrà nascere una possibilità reale di  speranza, di vita, di giustizia, di bellezza, al di là delle brutture remote o recenti. A quel punto sentiremo riecheggiare le parole del Signore: «io sono la via, la verità e la vita». (Gv 14,6)

A coloro che si sono prodigati e si prodigheranno per quest'opera assicuro, oltre la mia gratitudine, che è poca cosa, la gratitudine del Signore: lavorare affinché la testimonianza cristiana rifiorisca con forza, è in effetti il più grande e il più gioioso dei sacrifici. È l’opera che investe la quotidianità di cui l’arte ci restituisce un ritratto singolare.

La prima volta che visitai il Palazzo del Vaticano – ero al quinto anno del ginnasio - rimasi colpito dai  grandi quadri racchiusi in cornici dorate sul cui fondo è scritto: qui non c’è la gloria di nessuno. Allo stesso modo tutti i nostri sforzi saranno per scrivere  una pagina della ripresa della gloria di Dio nella vita degli uomini e attraverso la vita degli uomini.
 

 
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